Dal Face To Face su strada al contesto ospedaliero: una trasformazione di metodo

I limiti del modello su strada

Il Face to Face resta uno degli strumenti più desiderati dalle organizzazioni per l’acquisizione di donatori regolari. È diretto, relazionale e, nelle condizioni giuste, rappresenta uno strumento capace di sostenere nel tempo la raccolta fondi.

Ma l’esperienza maturata nell’ultimo anno di lavoro ci ha messo davanti a una realtà meno rassicurante: non tutti i contesti garantiscono oggi gli stessi risultati, né la stessa sostenibilità.

Il FTF su strada, per anni pilastro delle strategie di raccolta fondi, sta progressivamente perdendo attrattività. Non perché il modello sia superato in sé, ma perché non riesce più a garantire gli standard operativi, qualitativi ed economici che aveva in passato. In questo scenario, il FTF in ambito ospedaliero si configura come una possibilità concreta per le organizzazioni che operano all’interno o in stretta connessione con contesti ospedalieri.

Il grande problema del personale

Il problema principale del FTF su strada oggi non è solo la strada. Sono le persone.

Reclutare personale qualificato è sempre più difficile, con risposte scarse alle candidature in molte aree geografiche. Il turnover elevato rende complesso — se non impossibile — costruire team stabili e investire davvero nella formazione. Ne risente la qualità del dialogo, la consapevolezza del progetto raccontato, la capacità di rappresentare l’organizzazione in modo credibile.

Anche l’importante lavoro di pianificazione delle location è penalizzato dalla discontinuità e dalla difficoltà nel costruire team stabili. Di conseguenza, molte opportunità vengono perse e non sempre è possibile garantire una copertura adeguata, compromettendo l’efficacia complessiva dell’iniziativa.

In queste condizioni, il FTF finisce per concentrarsi quasi esclusivamente sulla ricerca di personale, con un turnover elevato. Il rischio, quindi, è che l’obiettivo si riduca alla semplice copertura dei turni, sacrificando la creazione di relazioni solide e un impatto reale.

Un pubblico più diffidente e meno attento

Veniamo al pubblico. Le persone sono sempre più abituate a richieste di donazione su strada e mostrano segni evidenti di saturazione. L’approccio corretto non basta più: l’ascolto diventa sempre più difficile, soprattutto in contesti poco favorevoli come stazioni, piazze sotto il caldo o il freddo, e negozi che non offrono una relazione consolidata. Il risultato è una percezione del lavoro come faticoso, esposto e poco attraente. Il risultato quindi è meno motivazione, qualità e risultati.

L’ambito ospedaliero: una grande opportunità

L’esperienza del FTF in ambito ospedaliero si muove su un piano completamente diverso. Gli ospedali offrono location stabili, autorizzate e pianificabili, con flussi di persone costanti e prevedibili, che permettono una gestione più solida delle attività e una programmazione a lungo termine.

Ma il vero cambiamento si trova nei team e soprattutto nell’offerta al team: chi lavora in ospedale è più orientato, meglio formato e più consapevole del contesto in cui opera. Il lavoro, inserito in un ambiente dove l’impatto è immediatamente visibile, viene percepito come più qualificante, favorendo un impegno più profondo e duraturo. Il tipo di candidato ideale che cerchiamo, infatti, non è più quello disposto a coprire turni in condizioni difficili, ma una persona che riconosce il valore e l’importanza del progetto e che può entrare a far parte di un team solido e motivato.

Un dialogo che nasce nel posto giusto

In ospedale, il dialogo cambia. I temi della salute, della cura e della solidarietà sono già parte del contesto. Questo rende il pubblico più ricettivo, favorendo una relazione autentica e meno difensiva.

L’organizzazione non è astratta, fa parte dell’esperienza quotidiana di pazienti, familiari e visitatori.

Questo aspetto è centrale, in quanto le persone sono più invogliate a sostenere un progetto:

  • perché conoscono già l’organizzazione,
  • perché ne vedono direttamente l’impatto o comunque lo percepiscono più vicino alla loro esperienza diretta,
  • in molti casi, perché sono pazienti o familiari che beneficiano in prima persona dei servizi, delle cure o delle attività sostenute dalla raccolta fondi.

La donazione non viene percepita come un gesto distante, ma come un contributo concreto a qualcosa che fa già parte della propria vita. È un passaggio da “donare per una causa” a sostenere un progetto reale, vicino e riconoscibile.

La nostra esperienza con Campus Bio-Medico

Siamo particolarmente orgogliosi della fiducia che Campus ha riposto in noi, permettendoci di avviare questa collaborazione partendo da una fase di test che ha portato al consolidamento del team e all’ottimizzazione delle attività di acquisizione.

Il nostro team, stabile e orientato agli obiettivi, si distingue per un forte impegno e costante allineamento. Le persone che incontriamo sono più propense a sostenere il progetto non solo perché riconoscono il valore della ricerca scientifica, ma anche perché comprendono come il loro contributo possa fare la differenza in un contesto che, seppur legato alla ricerca, è percepito come parte integrante della loro quotidianità.

I risultati ottenuti sono significativi: rispetto al tradizionale FTF su strada, abbiamo registrato un numero superiore di donazioni e valori medi più elevati, confermando che un approccio basato su una relazione più stabile e su un ambiente riconoscibile porta a risultati concreti decisamente positivi.

Il FTF organizzato da enti ospedalieri come scelta strategica…e poi donor care!

La nostra esperienza ci insegna che il FTF su strada ha ormai evidenti limiti strutturali che non si possono più ignorare. Continuare a insistere su questo modello, senza prendere in considerazione il contesto attuale, rischia di trasformarsi in un’attività poco sostenibile per le organizzazioni.

Chi ha la possibilità di operare in ambito ospedaliero, invece, dovrebbe farlo e al più presto. L’esperienza in ospedale ci insegna che questo contesto offre vantaggi concreti: relazioni più stabili, un ambiente più riconoscibile e un impatto misurabile, che rendono il FTF più credibile ed efficace nel lungo periodo.

La vera sfida non si ferma all’acquisizione. Il lavoro inizia sul campo ma prosegue con il mantenimento dei donatori, che richiede progetti sempre più innovativi e personalizzati di donor care. È proprio in questa fase che la relazione con il donatore diventa ancora più cruciale, e la qualità del contatto fa davvero la differenza per mantenerlo nel lungo periodo.

Il FTF organizzato da enti ospedalieri è un’opportunità da cogliere. La sfida successiva è far crescere questa relazione con progetti che sappiano rispondere alle aspettative di chi ha scelto di dare il proprio supporto.

a cura di Federica Dodi – Client Service Director Area Fundraising
e Giulia Germani – Account Manager Area Eventi e Field Marketing

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