Nel 2026, l’agenda mediatica italiana si preannuncia densa di temi sociali e, per le organizzazioni non profit, questo significa avere a disposizione molte finestre di attualità a cui agganciare iniziative di comunicazione, ma anche la necessità di iniziare subito a ragionare sulla costruzione di narrazioni autorevoli, efficaci e basate su dati e testimonianze dirette.
In questo articolo, pensato per i responsabili comunicazione delle organizzazioni non profit, analizzando dati storici e report previsionali, abbiamo azzardato una “previsione” dei temi sociali che saranno maggiormente presenti sui media italiani nel 2026, mettendo in evidenza possibili strategie per agganciare campagne, lanci stampa e storytelling ai flussi di attualità.
Italia: temi sociali in primo piano
Povertà strutturale e in-work poverty
La povertà assoluta in Italia resta su livelli elevati e difficilmente nel 2026 si vedrà un miglioramento netto senza un cambio di rotta nelle politiche sociali. Secondo le stime più recenti dell’Istat, le famiglie in povertà assoluta sono 2,2 milioni per un totale di 5,7 milioni di individui, che include anche oltre un milione di minori.
Per gli enti del Terzo settore, questo apre spazi di comunicazione su: povertà educativa, collegando i dati sulla povertà minorile a progetti relativi all’accesso alla cultura e al contrasto alla dispersione scolastica; in-work poverty, con storie di lavoratori poveri in ambiti come i servizi, la logistica o l’agricoltura e le diseguaglianze territoriali, evidenziando il divario Nord/Sud e la marginalità delle periferie urbane.
Consigli pratici:
- Unire singoli indicatori chiave (incidenza famiglie e individui, divari territoriali, famiglie straniere) a storie di persone e comunità;
- Predisporre schede dati e infografiche da affiancare a racconti di famiglie, educatori o “lavoratori poveri”;
- Usare i dati territoriali per proporre storie ai media locali, trasformando interventi su povertà e inclusione in “storie di città o di regione” rilanciabili anche a livello nazionale.
Migrazioni, accoglienza e integrazione
Nel 2025 sono arrivate via mare in Italia oltre 66mila persone, tra cui oltre 12mila minori non accompagnati (+38% rispetto al 2024). Il XIII Rapporto dell’associazione Carta di Roma “Notizie senza volto” in relazione ai primi dieci mesi dell’anno appena concluso evidenzia, inoltre, un aumento dell’attenzione mediatica sul tema delle migrazioni, sebbene molto più focalizzata sul “fenomeno” e le sue ricadute politiche che sulle persone coinvolte: +10% sulle prime pagine di sei principali quotidiani italiani, +14% su tutti i titoli della stampa e +24% sui Tg in onda nel prime time.
Possibili temi di aggancio per le organizzazioni non profit potrebbero essere: accoglienza diffusa e coesione sociale, contrapponendo storie alle narrazioni “senza volto”; minori stranieri non accompagnati, con focus su tutela, scuola, salute mentale, passaggio alla maggiore età e percorsi di integrazione riuscita e lavoro e inclusione socioeconomica, mostrando l’impatto positivo di inserimento lavorativo e imprenditoria migrante su comunità, filiere agricole e welfare territoriale.
Consigli pratici:
- Partire da dati ufficiali per raccontare specifiche storie di minori non accompagnati e percentuali di protezione riconosciuta;
- Proporre ai media casi di comuni ad alta accoglienza, cooperative miste e imprese che beneficiano di percorsi formativi e di inserimento;
- Preparare materiali specifici sui minori non accompagnati (numeri, criticità, salute mentale, esempi di integrazione) per proposte di servizi e reportage.
Crisi climatica e città vulnerabili
Nel 2025 nel nostro Paese sono stati registrati 376 eventi meteo estremi (+5,9% rispetto al 2024), con un aumento significativo dei fenomeni legati a temperature estreme (+94% rispetto allo scorso anno), delle frane da piogge intense (+42%) e dei danni da vento (+28,3%). Tenendo conto delle più recenti proiezioni, per il 2026 sono ipotizzabili sia una forte presenza sui media di fatti di cronaca legati ad alluvioni, incendi, ondate di calore urbane che una maggiore attenzione alle connessioni tra clima, salute e diseguaglianze.
Le organizzazioni potranno inserirsi nell’agenda mediatica mettendo al centro le connessioni tra clima e vulnerabilità sociale, raccontando come famiglie povere, lavoratori all’aperto, anziani soli e persone senza dimora siano i più colpiti, e valorizzando progetti di prevenzione e contrasto.
Consigli pratici:
- Usare i dati ufficiali come gancio per raccontare progetti specifici;
- Costruire pitch che combinino mappa degli eventi estremi e storie di scuole, centri anziani, dormitori, presìdi di comunità durante le emergenze;
- Preparare schede su piani di emergenza inclusivi, “piano caldo/freddo”, sistemi di allerta locale e reti di volontariato per reagire rapidamente quando un evento estremo arriva in prima pagina.
Salute mentale, giovani e solitudine sociale
La salute mentale e il benessere emozionale sono al centro di emergenze invisibili sempre più acute, che vanno anche oltre la patologia psichiatrica diagnosticata, estendendosi ad ambiti più sfumati come lo stress, la sensazione di solitudine, il sovraccarico emozionale e il senso di inadeguatezza. Secondo l’Ocse, in Europa il 20% degli adulti soffre di sintomi lievi o moderati di depressione o ansia, ma oltre due terzi delle persone che necessitano di assistenza non accedono ai servizi di salute mentale, spesso per barriere economiche, tempi di attesa e stigma sociale. In questo quadro, il Terzo Settore riveste un ruolo fondamentale, offrendo servizi gratuiti di ascolto e supporto che rivestono un ruolo sempre più cruciale.
Il 2026 sarà un anno in cui analisi indipendenti sulla salute mentale e progetti volti a contrastare lo stigma sociale, a promuovere il benessere psicologico e a offrire supporto alle persone in difficoltà troveranno un terreno molto fertile nei media.
Consigli pratici:
- Preparare mini-dossier con dati chiave citando fonti autorevoli;
- Proporre storie di sportelli d’ascolto, gruppi di aiuto, progetti contro la solitudine, percorsi per caregiver e famiglie.
- Posizionare l’organizzazione come voce esperta sul disagio psicologico quotidiano legato a precarietà, sovraccarico familiare e mancanza di socialità, con portavoce capaci di spiegare il tema in modo chiaro e responsabile.
Mondo: crisi nell’agenda e opportunità di narrazione
Nel 2026 l’attenzione dei media italiani sui contesti internazionali resterà selettiva, concentrata su pochi dossier ad alta intensità politica e simbolica, mentre molte crisi rimarranno ai margini. Per la cooperazione internazionale questo è un vincolo, ma anche un terreno su cui pianificare ingressi mirati.
Fame estrema e taglio dei finanziamenti alla cooperazione
Secondo il rapporto FAO-WFP “Hunger Hotspots 2025” entro il primo semestre del 2026 l’insicurezza alimentare acuta potrebbe aggravarsi significativamente in 16 Paesi del mondo. Tra questi, sei – Sudan, Palestina (Striscia di Gaza e Cisgiordania), Sud Sudan, Yemen, Mali e Haiti – sono considerati “di massima preoccupazione” per il rischio imminente di fame catastrofica e altri sei come “molto preoccupanti: Afghanistan, Repubblica Democratica del Congo, Myanmar, Nigeria, Somalia e Repubblica Araba Siriana. A rendere sempre più preoccupante il rischio di carestia in varie aree del mondo conflitti armati e violenza, collasso economico, eventi climatici estremi e un calo senza precedenti dei finanziamenti umanitari.
Il tema della fame nel 2026 si affaccerà nell’agenda mediatica italiana molto fugacemente in occasione di giornate internazionali, dichiarazioni di carestia e gravi picchi di violenza armata. Le organizzazioni devono prepararsi a reagire rapidamente alle “bolle” mediatiche sui Paesi più colpiti, raccogliendo materiali e testimonianze e preallertando le spokesperson sul terreno.
Consigli pratici:
- Costruire un media kit “emergenze fame” con dati aggiornati, infografiche semplici, storie brevi e citazioni di operatori e beneficiari;
- Individuare 2/3 portavoce forti sulla sicurezza alimentare, preferibilmente basati nei Paesi più colpiti dalla malnutrizione;
- Costruire narrazioni che mostrino la continuità tra interventi d’emergenza (cibo, cash, nutrizione) e azioni di resilienza (agricoltura familiare, sistemi alimentari locali, protezione sociale).
Clima, “loss and damage” e Paesi più vulnerabili
La crisi climatica resterà una delle grandi cornici mediatiche globali per tutto il 2026, con picchi di attenzione durante i negoziati internazionali, i summit sul clima e gli eventi estremi più distruttivi.
La narrazione si sta spostando sempre di più verso il tema delle perdite e dei danni (“loss and damage”), delle responsabilità storiche e della finanza climatica. Per le ONG, questo contesto rappresenta una leva potente per collegare clima e diritti umani, mettendo in luce il grave impatto sulla vita di intere comunità, soprattutto nei Paesi in cui l’esposizione ad eventi climatici estremi si combina con forte dipendenza dall’agricoltura, alti livelli di povertà e bassa capacità di adattamento, come Somalia, Malawi, Mozambico, Chad, Niger, Bangladesh, Haiti, Sudan, Sud Sudan, Afghanistan e molti altri.
Consigli pratici:
- Preparare pacchetti tematici che mostrino come la crisi climatica eroda diritti fondamentali (istruzione, salute, alimentazione, abitazione) in specifici Paesi, usando storie di famiglie, comunità e operatori locali per spiegare concetti complessi;
- Costruire collaborazioni con giornalisti specializzati proponendo reportage, missioni stampa e format digitali su progetti di adattamento e strumenti innovativi.
Conflitti e crisi “invisibili”
Il 2026 vedrà con ogni probabilità il prolungarsi, se non l’ampliamento, di molte crisi armate che si configurano ormai come sfide umanitarie strutturali, come quelle che riguardano Sudan, Palestina, Siria, Myanmar, Sahel (Niger, Mali, Burkina Faso) e Repubblica Democratica del Congo. Parallelamente, il rapporto “Illuminare le periferie” evidenzia una forte sottorappresentazione mediatica, rispetto alla gravità delle crisi in corso, di molte aree del mondo, come l’Africa subsahariana: i nove Paesi della macro-area considerati prioritari per la Cooperazione italiana (Burkina Faso, Senegal, Niger, Etiopia, Kenya, Somalia, Sudan, Sud Sudan e Mozambico) hanno ottenuto nel periodo 2024/25 solo 46 notizie nei telegiornali, con un calo netto rispetto alle 180 notizie del 2023 (-74%).
Nel 2026 si intravede qualche piccolo segnale di cambiamento: il dibattito sul Goal 16 dell’Agenda 2030, campagne specifiche di diverse ONG e reti di giornalisti hanno iniziato a spingere di più sul tema delle crisi dimenticate, aprendo un importante spiraglio di visibilità, che rende plausibile, nell’anno in corso un aumento, seppur selettivo, della copertura su Sudan, Sahel (Niger, Mali, Burkina Faso) e Corno d’Africa, soprattutto in caso di nuove offensive militari, grandi iniziative diplomatiche o picchi di sfollamenti. È altrettanto verosimile una maggiore attenzione su Haiti, Yemen, Repubblica Democratica del Congo e Afghanistan nella narrazione delle crisi alimentari e umanitarie, anche grazie al lavoro di sensibilizzazione delle organizzazioni internazionali e all’uso dei social media come ponte tra comunità locali e media tradizionali.
Consigli pratici:
- “Forzare” l’ingresso in agenda con dossier chiari, numeri comparativi e storie forti che evidenzino il divario tra gravità della crisi e spazio informativo.
- Offrire chiavi di lettura umanitarie sui conflitti (protezione civili, sistemi sanitari distrutti, educazione interrotta, mine inesplose) oltre i frame militari/politici.
- Pianificare iniziative nel 2026 su Sudan, Sahel e crisi “periferiche”, focalizzando su storie, volti, percorsi di resilienza e legami o parallelismi con l’Italia.
Salute mentale in contesti di emergenza
La salute mentale rappresenta una delle crisi più invisibili ma devastanti nei contesti di guerra e instabilità, con impatti profondi su bambini, donne e comunità intere. La cooperazione internazionale può posizionarsi come narratore chiave di questo fenomeno, raccontando le attività dei centri psicosociali e i servizi di supporto per le categorie più fragili.
Consigli pratici:
- Preparare dati comparativi (tassi di PTSD nei bambini in Sudan/Gaza vs media globale) e storie di recupero
- Proporre format ibridi (video-testimonianze + esperti) che colleghino salute mentale a educazione, protezione infantile e resilienza comunitaria.
- Lanciare campagne mirate sulle “guerre dimenticate” con focus salute mentale, usando i cooperanti come spokesperson in occasione di giornate mondiali pertinenti (es. 10 ottobre).
a cura di Maria Chiara Zilli – Press & Media Manager Communication
FONTI
ISTAT – La povertà in Italia 2024
Ministero dell’Interno – Cruscotto statistico giornaliero
XIII Rapporto Carta di Roma “Notizie senza volto”
Legambiente – Report 2025 Città Clima
Hunger Hotspots 2025 report (FAO-WFP)
VII Rapporto “Illuminare le periferie” – COSPE, Osservatorio di Pavia, FNSI, Usigrai







