Emergenza coronavirus e terzo settore in Italia: le opportunità dal decreto cura alle fondazioni di origine bancaria

L’emergenza Coronavirus ha colpito e sta colpendo non solo la popolazione a livello globale, con numeri sempre più preoccupanti, ma anche un sistema sanitario non pronto strutturalmente a sostenere i numeri legati alla diffusione del virus e, come conseguenza delle misure di contenimento, anche l’intero sistema economico.

La situazione attuale sta mettendo a dura prova anche il terzo settore sul fronte della raccolta fondi, per la necessaria sospensione di tutti gli eventi di natura pubblica e privata e per l’impossibilità di garantire l’offerta e sostenibilità dei propri servizi quando questi sono, per loro stessa natura, legati alla fruibilità di luoghi e spazi chiusi a causa dell’emergenza: centri diurni, associazioni sportive, associazioni culturali, centri di cura e riabilitazione, attività di volontariato o professionali presso strutture di diverso tipo, anche ospedaliere etc.

Un primo intervento, seppur certamente non risolutivo, sta arrivando dallo Stato attraverso il decreto cura Italia che:

  • ha prolungato i tempi per l’adeguamento degli Statuti e l’approvazione dei bilanci
  • ha introdotto per le erogazioni liberali del 2020 agevolazioni fiscali in termini di deducibilità e detraibilità
  • ha previsto la sospensione degli adempimenti fiscali e la sospensione dei termini per il versamento delle ritenute sui redditi da lavoro, rimandandone le scadenze
  • ha introdotto la possibilità di ricorrere alla cassa integrazione per i dipendenti
  • ha disposto la continuità di quei servizi socio-sanitari e socio assistenziali normalmente erogate attraverso centri diurni e di semi-residenzialità prescrivendo alle pubbliche amministrazioni e ai soggetti privati operanti in convezione di fornire prestazioni domiciliari individuali, ove necessario e/o a distanza.

Se il decreto offre la possibilità agli enti di “avere respiro” in questa fase di emergenza e garantisce la possibilità di erogazione di servizi fondamentali per le comunità più fragili, non risponde però all’esigenza del terzo settore di intervenire fattivamente, grazie a fondi dedicati, né risponde alla necessità nel medio periodo di dare continuità ai propri servizi.

La raccolta fondi si trova a subire un rallentamento se non una battuta di arresto, legata al fatto che le energie e gli sforzi sono a oggi naturalmente concentrati a sostegno dell’emergenza e che l’incertezza sullo scenario globale non consente la riprogrammazione certa di attività, campagne ed eventi di raccolta fondamentali per la sostenibilità delle organizzazioni no profit.

Su tale fronte troviamo come attore fondamentale, le fondazioni di origine bancaria che si sono mobilitate sui propri territori di riferimento stanziando complessivamente 35 milioni di euro, anche attraverso le fondazioni di comunità.

Le linee di intervento deliberate sono di due tipi:

  • aiuto all’emergenza, attraverso l’istituzione di fondi destinati a sostegno delle strutture sanitarie, dei nuovi presidi necessari e a sostegno della domiciliarità forzata dei soggetti più fragili: anziani, disabili, persone non autosufficienti, malati non ospedalizzati
  • sostegno di medio periodo, per stimolare, supportare e garantire la ripresa post emergenza.

In tal senso il comitato esecutivo di ACRI – Associazione di Fondazioni e di Casse di Risparmio spa – ha deliberato l’attivazione di un Fondo di Garanzia rotativo a sostegno delle esigenze finanziarie delle organizzazioni del terzo settore, con una dotazione iniziale di 5 milioni di euro ma che prevede, attraverso un effetto di leva finanziaria, la possibilità di erogare, mediante il sistema bancario, alcune decine di milioni di euro di finanziamenti raggiungendo così migliaia di organizzazioni.

Si tratta di un input di liquidità importante a sostegno della ripresa delle attività post-emergenza delle organizzazioni no-profit.

Fondazione Cariplo ha approvato la costituzione di un fondo di 2 milioni di euro destinato a sostenere in primo luogo l’emergenza e l’attivazione/potenziamento delle risposte straordinarie a rivolte alle persone in difficoltà: fondamentale la collaborazione con le Fondazioni di comunità, che per vicinanza territoriale sanno meglio intercettare i bisogni e le soluzioni.

Successivamente i fondi saranno destinati a mitigare l’impatto economico subito dalle organizzazioni del terzo settore che più di tutte hanno subito i contraccolpi della situazione di emergenza attuale.

La priorità di intervento sarà definita in un secondo momento sulla base del quadro complessivo che si delineerà, muovendo in prima battuta dai territori più colpiti e dalle attività maggiormente impattate dalle misure di contenimento.

Anche la Fondazione Compagnia di San Paolo ha stanziato 6 milioni di euro a sostegno dell’emergenza soprattutto sanitaria, cui si aggiungono 10,5 milioni di euro di liquidità nel breve periodo a favore del sistema sociale e culturale del territorio piemontese. Contestualmente sta lavorando all’impostazione di azioni di medio lungo periodo per il superamento della fase di crisi ed il ritorno alla normalità.

Sono solo due esempi di come le fondazioni di origine bancaria si stiano muovendo; al link che segue tutte le iniziative, non solo promosse da fondazioni bancarie, ma anche da privati e aziende: italianonprofit.it/aiuti-coronavirus

In questo momento storico le organizzazioni no profit sono chiamate a concentrare gli sforzi per il superamento dell’emergenza, ma devono comunque guardare al futuro, cogliendo i segnali positivi che arrivano dai diversi enti a sostegno del terzo settore, chiaramente percepito come linfa vitale del nostro sistema di welfare.

È inoltre fondamentale focalizzare le energie e le risorse sul pensiero strategico, sull’elaborazione di piani di uscita dalla crisi e sulla ridefinizione di logiche, tempi, azioni e strumenti di comunicazione e raccolta fondi rivolti a persone di un Paese fortemente segnato, non solo sotto il profilo economico ma anche e soprattutto nella sfera personale, emozionale e affettiva.

 

In sintesi…

L’emergenza che ha colpito l’intero Paese sta mettendo a dura prova anche il terzo settore che si trova in difficoltà sia sulla possibilità di garantire i propri servizi sia sul fronte della raccolta fondi. Un ruolo importante per il superamento della fase emergenziale e per la successiva ripresa è giocato da diversi enti di natura pubblica e privata, in particolar modo le fondazioni di origine bancaria, che hanno stanziato fondi a sostegno non solo della fase attuale ma anche della fase post-emergenziale. Un ruolo fondamentale per la ripresa sarà naturalmente giocato dalle stesse organizzazioni no profit che dovranno mettersi in gioco anche nel ripensare le proprie strategie di comunicazione e fundraising nel nuovo contesto socio-economico.

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