All’inizio del 2026 Atlantis ha promosso un’indagine rivolta a manager, fundraiser e comunicatori delle organizzazioni non profit che collaborano o hanno collaborato con la nostra agenzia con l’obiettivo di raccogliere indicazioni utili su bisogni, priorità e aree di maggiore interesse per il prossimo periodo.
Cosa serve davvero oggi alle organizzazioni non profit?
Le risposte raccolte alla domanda sui principali temi da affrontare nel corso di quest’anno offrono una fotografia lucida del momento che il Terzo Settore sta attraversando. Non è una lista di desideri, ma un insieme di segnali che indicano dove si concentrano oggi dubbi, priorità e bisogni reali.
Il campione è composto per il 55% da realtà già in collaborazione e per il 45% da organizzazioni esterne, con relazioni che nascono soprattutto da dinamiche fiduciarie (40% conoscenza diretta, 30% passaparola) e si consolidano nel tempo grazie alla qualità del lavoro e alla collaborazione con il team (72,7%). Alla domanda: “guardando al 2026, qual è il tuo stato d’animo prevalente rispetto al settore non profit?”, il 45% delle organizzazioni si definisce “sfidato” rispetto al 2026, mentre il 25% dichiara di essere ancora “in attesa di capire”.
Il primo elemento che emerge è la necessità di tenere insieme due dimensioni spesso trattate separatamente: reputazione e sostenibilità. Da un lato c’è attenzione alla credibilità e alla percezione delle organizzazioni, dall’altro cresce l’interesse per strumenti più evoluti di raccolta fondi, in grado di strutturare campagne di raccolta fondi sempre più mirate ed efficaci con piani di donazione a lungo termine.
È il segno di un passaggio: non basta più essere riconosciuti, serve anche costruire basi economiche solide, senza perdere coerenza con la propria missione. Per il 75% delle organizzazioni, il fundraising resta l’area che gode degli investimenti maggiori, basti pensare alle campagne stagionali come quelle legate al Natale e al 5×1000.
Accanto a questo, il digitale continua a essere centrale, ma con un approccio più realistico. Solo il 30% lo indica tra le principali aree di investimento, segno di una maggiore selettività rispetto al passato. Le organizzazioni segnalano la crisi di alcuni strumenti, come gli ads di Meta, e chiedono esempi concreti di campagne efficaci, dati aggiornati e insight sulla percezione online delle non profit. Soprattutto, mettono in discussione una narrazione diffusa: che tutto stia andando verso il digitale.
La domanda che emerge è più articolata: quale equilibrio sta davvero funzionando oggi tra i diversi strumenti di raccolta?
Un altro tema trasversale è quello dell’intelligenza artificiale. Non più come novità, ma come leva operativa. Le organizzazioni vogliono capire come utilizzarla nel lavoro quotidiano — dal copy all’analisi, dalla pianificazione al monitoraggio — ma anche cosa comporta a livello organizzativo. Il livello di utilizzo attuale, con una media di 6,2 su 10, indica che l’adozione è già avviata, ma ancora non pienamente strutturata.
Se alcune attività vengono automatizzate, come cambia il lavoro delle persone? Come si ridistribuisce il tempo? È qui che il tema tecnologico si intreccia con quello dei modelli organizzativi.
E proprio sui modelli organizzativi emergono segnali interessanti. La possibilità di fare rete tra piccole organizzazioni, condividendo servizi e risorse, indica un bisogno crescente di efficienza e sostenibilità. Non è solo una questione di collaborazione, ma di tenuta nel medio periodo. In parallelo, cresce l’interesse per comprendere come il Terzo Settore stia evolvendo nel suo complesso, alla luce dei cambiamenti economici, sociali e normativi.
Non manca poi una riflessione sul futuro dei pubblici di riferimento. Il tema delle nuove generazioni e dei social non è affrontato in termini di piattaforme, ma di comportamenti: come cambiano le modalità di relazione, cosa si aspettano le persone, come si costruisce oggi un legame duraturo. Per le organizzazioni, questo significa ripensare non solo i canali, ma il modo stesso di comunicare e coinvolgere.
Mettendo insieme questi elementi, il quadro è chiaro: le organizzazioni non stanno chiedendo una rassegna di trend o contenuti generalisti, stanno chiedendo supporto per leggere il presente e prendere decisioni più consapevoli.
Vogliono capire cosa funziona davvero, cosa sta cambiando e dove vale la pena investire tempo e risorse.
La direzione è definita: meno narrazione astratta, più contenuti applicabili e verificabili. È su questo terreno che si gioca oggi la qualità del confronto nel Terzo Settore — e la capacità di accompagnarne davvero l’evoluzione.
a cura di Roberta D’Urso – Press Office







